L'esame PET con il tracciante FDG nel paziente oncologico è costituito da protocolli clinici di semplice attuazione
operativa. Il paziente deve essere digiuno da almeno 6 ore, poiché il glucosio compete con il FDG per la captazione
cellulare (il rapporto tra la captazione netta di glucosio e di FDG è espresso da un indice chiamato ''lumped
constant'' che in realtà varia in funzione del tessuto in esame e, presumibilmente, dal livello di insulinemia). Prima
dell'iniezione del radiofarmaco si provvede ad una stima della glicemia, semplicemente per poter poi valutare successivamente
se una bassa qualità delle immagini, che può ridurne il potenziale diagnostico, possa essere dovuta ad elevati
livelli glicemici, per esempio nei pazienti diabetici. Il radiofarmaco (nella dose di 370 MBq per i tomografi con rivelatori
al bismuto germanato, circa 110 MBq per i tomografi con rivelatori al NaI(Tl)) viene somministrato per via endovenosa
in bolo unico e l'esame inizia dopo circa 50-60 minuti, periodo durante il quale è opportuno provvedere ad adeguata
idratazione per ridurre il ristagno di tracciante nei reni.
Una volta somministrato per via venosa, il FDG si distribuisce nei vari tessuti in misura proporzionale al flusso
ematico distrettuale e viene trasportato all'interno dell'ambiente cellulare tramite un meccanismo di trasporto transmembrana
facilitato (mediante sistema di trasporto comune con il glucosio nativo, basato su proteine cosiddette ''glucose
transporter 1'' o GLUT-1). Una volta all'interno della cellula, il FDG segue inizialmente lo stesso destino metabolico
del glucosio nativo endogeno, essendo quindi fosforilato dall'enzima esochinasi-II a formare FDG-6-P.
L'analogia strutturale con il glucosio termina a questo punto, dato che il FDG-6-P non può proseguire ulteriormente
nella cascata metabolica (glicolisi) per la presenza del Fluoro al posto del gruppo idrossile in posizione 2. In questo modo
il FDG-6-P si accumula nelle cellule (all'interno delle quali è entrato in funzione della loro attività glicometabolica)
e permette quindi di visualizzare la sede di accumulo più agevolmente di quanto non sarebbe possibile utilizzando lo
stesso substrato metabolico non modificato. Infatti, l'azione della glucosio-6-fosfatasi indurrebbe una rapida
uscita del tracciante dal compartimento intracellulare, uscita che è invece lentissima nel caso del FDG-6-P, per il quale
il passaggio transmembrana in senso intra-extracellulare è trascurabile. Pertanto, circa 50-60 minuti dopo la somministrazione
del tracciante si raggiunge un plateau (o meglio una fase di più lento accumulo intracellulare del tracciante che può
durare anche fino a oltre 3 ore) durante il quale la radioattività intracellulare è riferibile quasi interamente al FDG-
6-P. In questa fase il pool ematico del FDG è estremamente ridotto (come pure quello del tracciante intracellulare libero,
ancora non fosforilato) e si realizza il migliore rapporto FDG-6-P/18F-FDG libero; l'attività registrata in corrispondenza di un
determinato distretto corporeo rappresenta quindi un indice affidabile dell'effettivo consumo di glucosio da parte di quel determinato
distretto[4].
Carlo
2008-03-02